mercoledì 31 ottobre 2012

ELEZIONI IN SICILIA

IL VOTO IN PROVINCIA DI RAGUSA

Sono 3 i dati che caratterizzano questa tornata elettorale: 1 il crollo dei partiti nazionali (il P.D. perde oltre 250 mila voti e il P.D.L. oltre 600 mila) riflesso di piu' fattori che in Sicilia hanno trovato la massima espressione. 2 l'avanzata dell'astensionismo che tocca punte del 59% a palermo,per assestarsi al 53 % nell'isola. 3 l'avanzata del movimento 5 stelle che diventa primo partito in Sicilia sottraendo voti a sinistra ( a Sel e Federazione ma anche al P.D.).In questo quadro la sinistra Vendoliana esce con le ossa rotte,cosi ' come I.D.V. che sperava di ottenere il successo di Palermo con l'elezione di Orlando.La Federazione della sinistra e in particolare Rifondazione pagano ,ancora una volta,lo scotto per un alleanza innaturale che non premia ma anzi che costringe i compagni al non voto o a turarsi il naso. Il P.C.L. si e' presentato alle elezioni con la pretesa di far conoscere ai siciliani il nostro programma : l'anticapitalismo,la nazionalizzazione delle aziende in crisi(a partire dalla Fiat),insomma un programma rivoluzionario.Il nostro candidato ,il compagno DiLeo, ha svolto un ruolo importante nel propagandare il nostro programma attraverso gli organi di stampa e tutti i compagni ,con i pochi mezzi a disposizione che avevamo,sono riusciti nelle varie realta' a presentare i punti fondanti del nostro Partito.I nostri voti (quasi 5000) in questo disastro della sinistra rappresentano il punto di partenza e il punto di riferimento,in Sicilia, per tutti quei compagni che non vogliono abbandonare le ragioni di una sinistra rivoluzionaria.In provincia di Ragusa raggiungiamo un risultato modesto( 0.6%) ma che ci consegna nuovi contatti e nuove interlocuzioni.A Ragusa citta' il dato raggiunto ,l' 1,2 %, e' la conferma del lavoro svolto durante questi anni dalla sezione,un buon punto di ri-partenza per rafforzare il Partito in citta'.Consapevoli del fatto di essere un piccolo partito vogliamo utilizzare questi voti ma, sopratutto i tanti contatti ,i nuovi iscritti al partito che si sono avvicinati in questi mesi di campagna elettorale per rafforzare il Partito Comunista dei Lavoratori in Sicilia

venerdì 5 ottobre 2012

CONTRO IL MUOS, PER LA SMILITARIZZAZIONE DELLA SICILIA

Il movimento No Muos sta crescendo, ma al suo interno resistono le contraddizioni che sono delle zavorre per il futuro del movimento e per gli scopi che tutti noi sinceri No Muos ci siamo predisposti di portare a termine.
Contraddizioni di Comitati trasversali, alcuni di essi, arroganti nel cercare di imporre a tutto il movimento un’idea localistica e solo ambientalistica di lotta. Dire no al Muos di Niscemi, dire no ai droni che partono da Sigonella a esportare la “democrazia” americana nei paesi arabi, palesa il No alla guerra del capitale con cui multinazionali, banche e governi neoliberali si arricchiscono, impoverendo i popoli e fomentando paura. Il Muos non recherà soltanto mali come tumori, ulcere, cataratta alle persone, non devasterà soltanto l’habitat naturale della riserva naturale Sughereta di Niscemi, sarà un arma di distruzione di massa, che quando sarà terminata, farà morti in Sicilia e in quei territori ostili al “Washington consensus” e alla politica guerrafondaia Statunitense e dei suoi alleati, incominciando dal governo italiano che sia di centrodestra o centrosinistra.
Tutti oggi sono No Muos, forse perché a breve ci saranno le elezioni regionali, tutti incominciando dai Lombardiani e dal Partito Democratico che furono gli artefici consapevoli, autorizzando la costruzione del mostro di Niscemi. PD che è anche “si Tav”, PD che sostiene insieme al PDL e UDC il governo più reazionario degli ultimi 20 anni, un governo non democratico: il governo tecnico Monti. Sono tutti bravi a ribadire la loro purezza e sincera adesione al movimento No Muos, ma questi signori sono gli stessi che fanno affari e difendono a spada tratta il sistema neo liberale impostato dagli Stati Uniti d’America a discapito dei paesi più poveri, costretti a liberalizzare settori nazionali importanti per ottenere finanziamenti dalla Banca Mondiale, che altro non è che un ricatto e un favoritismo alle multinazionali!
C’e’ chi dice che il movimento No Muos dovrebbe essere apolitico, ma come può essere apolitico un movimento che lotta contro un arma di distruzione di massa come il Muos, arma creata dagli Usa per imporre la propria politica di terrore e di arroganza neoliberale? Tutti i sinceri No Muos devono guardarsi intorno e incominciare a ragionare e a capire chi sono i nemici e chi gli alleati, chi all’interno del movimento No Muos vuole guadagnarci, una poltroncina all’Ars alle prossime elezioni regionali o in un futuro imminente una poltroncina al parlamento di Roma, rinunciando magari alla carica di “sindaco no muos, oggi” e con l’attenuante “parlamentare no muos, domani”!
Il partito comunista dei lavoratori ribadisce la sua ferma opposizione al Muos, ai droni di Sigonella e lotta per una smilitarizzazione della Sicilia e dell’Italia tutta. Ma per riuscire in questo nostro scopo siamo anche consapevoli che dobbiamo cambiare questo sistema sradicandone le radici, rivoluzionando la società capitalistica, e non cercare di riformarla come alcuni sedicenti, pseudo comunisti magari inciuciandosi con alleati “trasformisti”, come Orlando, per riuscire a ritornare nella politica mala affaristica che tanto gli manca! Non si può essere contro la mattanza della scuola Diaz avvenuta nel g8 di Genova e allearsi con chi difende l’operato della polizia, inveendo contro i movimenti, associazioni e partiti che manifestarono contro il g8 di Genova.
Il partito comunista dei lavoratori orgogliosamente difende la sua autonomia e invita tutti i compagni e simpatizzanti ad unirsi a noi per lottare insieme contro il Muos, contro i droni , contro la guerra imperialistica, contro questo sistema neoliberale che sempre più ci impoverisce. Un sistema quello neoliberale che non può garantire uno sviluppo sostenibile del pianeta senza rinunciare alla crescita distruttrice del mercato capitalistico.
Solo un programma anticapitalista e rivoluzionario per un governo dei lavoratori può liberare il mondo del lavoro ed estirpare corruzione e mafia. In Sicilia, come in tutta Italia. 
 Partito comunista dei lavoratori- Sicilia

domenica 20 maggio 2012

LE RAGIONI DEL " NO-MUOS", LE RAGIONI DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Nel più assordante silenzio istituzionale e politico da vent'anni a questa parte si sono gettate le basi per la costruzione del Muos, un sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti capace di integrare forze navali, aeree, terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo andando ad essere di fatto una delle più avanzate tecnologie impiegate nella guerra del capitale. Il MUOS sarà utile solo alle logiche di profitto che stanno dietro alle guerre volute dagli Usa. Guerre che dietro la retorica “umanitaria” o “antiterroristica” occultano gli interessi di chi non si fa scrupoli pur di accumulare capitali. Ciò farà della Sicilia un obiettivo di attacco sensibile e, ancora una volta, terra sotto scacco da parte dell'imperialismo americano. Come se non bastassero già la Base Nato di Sigonella, che diventerà la base Aerea Militare capitale mondiale dei Droni (gli aerei militari da guerra senza pilota),i diversi depositi Usa, le innumerevoli stazioni militari di telecomunicazioni che hanno totalmente militarizzato la Sicilia per renderla parte attiva dello stato di guerra permanente operato dalla Nato con la complicità del guerrafondismo europeo verso l'Afghanistan, la Libia, l'Iraq, adesso vogliono imporci un eco-mostro nel bel mezzo della riserva Sughereta di Niscemi, un'area protetta come S.I.C (Sito di Interesse Comunitario) quindi ad elevato interesse naturalistico e scientifico.
Il Muos arrecherà, inevitabimente, immensi danni all'ambiente e mortali malattie all'uomo, come leucemie, tumori al cervello e necrosi dei tessuti.
Negli ultimi mesi però i cittadini niscemesi hanno intrapreso una coraggiosa lotta contro il Muos coinvolgendo anche altre province siciliane: sono nati così numerosi comitati "No-Muos", spesso "gestiti" trasversalmente da organizzazioni e partiti di centrodestra e centrosinistra assistendo così al grande paradosso di vedere i responsabili della costruzione del Muos tra le file degli oppositori: fra tutti il PD, che in maniera del tutto ipocrita, ha permesso che il governo regionale Lombardo concedesse le autorizzazioni alla costruzione del MUOS ...salvo solo ora accorgersi della mostruosità dell'opera!
Ma non solo: gli esponenti delle organizzazioni di centrodestra cosa hanno a che fare con l'antimilitarismo e l'antimperialismo se storicamente ne sono stati i più accaniti oppositori?

Il Partito Comunista dei Lavoratori è “senza se e senza ma” nella lotta contro il Muos, ma da una prospettiva totalmente diversa rispetto ai vari comitati intrisi di istituzioni e piccoli burocrati: la lotta può essere intrapresa solo dal basso per una reale autodeterminazione dei popoli, per la radicalizzazione del movimento, per far crescere giorno dopo giorno la resistenza popolare contro chi invade la nostra terra.
PER LA SMILITARIZZAZIONE DELLA SICILIA!
CONTRO TUTTE LE GUERRE IMPERIALISTE! 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

E' per queste ragioni che il Partito Comunista dei Lavoratori ha deciso di condurre autonomamente la propria lotta al MUOS cercando con i nostri mezzi di informare i cittadini sulla reale devastazione che subirà il
nostro territorio scavalcando inutili ed ipocriti comitati e non isolando l'opposizione al MUOS alle sole
ragioni ambientaliste ma collegandole a una generale lotta contro il sistema di produzione capitalistico e la sua degenerazione imperialista.
Su queste ragioni facciamo appello affinchè le parti sane del Movimento No-Muos si "sgancino" da quelle
componenti ipocrite e filogoveniste per costruire una reale e autentica opposizione dal basso che rivendichi
il diritto alla salute e alla salubrità dell'ambiente.
  Partito Comunista dei Lavoratori - Sicilia

venerdì 20 gennaio 2012

Movimento dei Forconi: analisi e prospettive.

Il Movimento dei Forconi che in questi giorni si sta muovendo in Sicilia, paralizzandola sull’onda della protesta, rappresenta l’esplosione esasperata di diversi settori produttivi danneggiati e umiliati da decenni di politiche infami condotte direttamente contro l’economia del Sud e della Sicilia da governi ricattati da formazioni antimeridionaliste e nordiste. Politiche affamatorie che si sono abbattute su una regione già economicamente depressa, divisa nelle sue componenti sociali da contrapposizioni tra poveri, isolazionismo, dinamiche clientelari e contraddizioni mai purificate.
Con la scusa della crisi, governi e grandi gruppi economici hanno ulteriormente schiacciato le precarie condizioni in cui versa l’economia siciliana, in tutti i suoi settori produttivi, dalla pesca all’agricoltura, dai commercianti ai disoccupati, dai benzinai ai braccianti e alle piccole imprese.
La sollevazioni di ampie categorie popolari è la risposta nervosa e disperata alla tendenza alla proletarizzazione che l’attuale governo, in continuità coi precedenti, sta attuando attraverso una compagna spregiudicata di liberalizzazioni e privazioni di diritti fondamentali. E il Sud, con la Sicilia in testa, che nel corso dei decenni ha subito e pagato più di tutti gli altri, si trova oggi a reagire contro chi procede verso queste politiche di immiserimento generale, contro chi protegge e sostiene gli interessi dei grandi gruppi industriali, delle banche e dei grandi patrimoni.
Con l’appensantirsi dei costi di gestione d’impresa, del costo dei carburanti, dell’IVA, dei ticket autostradali e dei traghetti, con l’eliminazione di finanziamenti di sostegno e contenimento, con la mancata progettualità di iniziative volte al rilancio della piccola e media economia produttiva, agricoltori, pastori, allevatori e tante altre categorie si trovano in condizioni devastanti, costretti a sopportare un ulteriore saccheggio che li pone irreversibilmente di fronte al baratro del fallimento.
Il Movimento dei Forconi e tutte le altre sigle che costituiscono la rivolta si caratterizzano, però, come un indistinto movimento di natura piccolo borghese, privo di una prospettiva progressista e progressiva, senza rivendicazioni che superino le ragioni minute della rabbia e contestino l’impianto generale del sistema che ne ha causato la rovina.
Le sue ragioni sociali  si riassumono nell’impoverimento legato alla crisi drammatica dell’isola entro la più generale crisi capitalista: crollo dei commerci, aumento del prezzo della benzina, peso “insopportabile” dei mutui bancari, chiusura dei canali di credito, aumento della pressione fiscale, crisi del sostegno clientelare del governo regionale e dei margini tradizionali di scambio politico/ elettorale con i partiti al potere.
A causa della sua natura disorganica, disordinata ed emotiva, il movimento, anche nelle sue espressioni legittime e propositive, si è trovato ad essere strumentalizzato ed egemonizzato da forze e movimenti politici reazionari, conservativi, corporativi, di orientamento fascista, localista conservatore, autonomista e isolazionista. Non senza la paventata e gravissima infiltrazione incontrollata di settori economici e affaristici che sono da sempre diretta emanazione di una borghesia abituata a rapporti clientelari col potere e persino in odor di mafia.

Pertanto, le legittime rivendicazioni dei molti, non solo si muovono sulla scia di proteste populiste e demagogiche, ma, loro malgrado, si trovano a sostenere interessi e privilegi degli stessi individui che negli anni scorsi, col benestare e il favore del potere politico (dalla Democrazia Cristiana al Psi di Craxi, fino a Berlusconi e Cuffaro), ha potuto trarre profitto anche a scapito della stessa gente siciliana che oggi manifesta con loro.
E che, di fronte alla crisi che ha colpito severamente pubblico impiego, operai, scuola e sanità, e che ha distrutto la stessa immaginazione dei giovani riguardo alle speranze future, non ha mai espresso solidarietà, non si è mai spesa per difendere non solo i diritti di chi lavora o cerca lavoro, ma non l’ha fatto neanche nel nome di quella “identità” e “solidarietà” siciliane che oggi sembrano essere i punti di riferimento maggiori del movimento.

Col risultato amaro che, oggi, le tante persone oneste, la gente che soffre per e nel suo lavoro, si trova inconsapevolmente a lottare, da disperato, per il ritorno allo status quo, per l’ennesimo salvataggio dei privilegiati grandi e piccoli.
E conduce questa lotta con la conseguenza di gravare e causare disagi a tutte le altre categorie di lavoratori e di individui del popolo, dall’operaio che non può recarsi al lavoro alla casalinga che non trova i beni alimentari da acquistare per sostenere a fatica la propria famiglia.
E questo è il più grave dei problemi, l’aver causato e portato alle estreme conseguenze la guerra fra poveri, la contrapposizione tra categorie lavorative e settori produttivi, l’aver messo l’oppresso del sud contro l’oppresso del nord, l’oppresso italiano contro l’oppresso migrante, il lavoratore contro il disoccupato.

Queste dinamiche hanno, quindi e purtroppo, infuso una direzione esclusivamente reazionaria al movimento, attraverso un blocco politico e sociale regressivo e ultra-conservatore che cerca di dare la  PROPRIA traduzione al disagio sociale della popolazione siciliana.
Un pericolo che non solo va rimosso, ma dev’essere apertamente denunciato e contrastato.
Di fronte, quindi, ad una situazione che si presenta così confusionaria e a tratti torbida, il Partito Comunista dei Lavoratori in tutte le sue sezioni siciliane non solo non può disimpegnarsi dall’intervenire sui temi sociali del Movimento dei Forconi, ma deve essere in grado di indicare la necessità di dare uno sbocco di classe e anticapitalista alla crisi sociale siciliana, aprendole anche prospettive di espansione nazionale e internazionale.

Come farlo?
Attraverso la ricomposizione unificante in un fronte compatto di una mobilitazione indipendente dei lavoratori salariati della Sicilia, del settore privato, del settore pubblico e dei servizi.
Il movimento operaio siciliano non deve limitarsi alla difesa delle proprie ragioni sociali. Deve cercare di offrire la propria risposta alla crisi più vasta della popolazione povera della Sicilia, e di questa stessa piccola borghesia isolana in rivolta, fornendole una sponda politica e sociale alternativa. Perché l’alleanza sociale col mondo del lavoro è interesse stesso degli strati inferiori delle classi medie: perché solo quel blocco sociale può rovesciare il capitale finanziario, le banche, i grandi patrimoni, i loro governi, i loro partiti, liberando la piccola borghesia impoverita dalla rovina, evitando di avvalorare o fare nostre posizioni, inganni e mistificazioni di altri soggetti, di altre classi sociali, di altri interessi.
Non si tratta di recuperare vecchi privilegi contro i lavoratori ( magari in materia fiscale o contrattuale), o di illudersi di poter ripiegare in una dimensione isolata, separatista o “microeconomica”: perché queste soluzioni, al di là di ogni illusione, lascerebbero i piccoli proprietari nelle grinfie del capitale finanziario e della sua crisi, come soggetti ricattabili da processi clientelari politici e criminali. Solo rompendo col capitale finanziario, e con tutte le sue diramazioni legali e illegali, in alleanza e sotto la direzione dei salariati, è possibile uscire dalla crisi, senza più padroni e senza più padrini.
Contrariamente a quanto fa la sinistra salottiera che stigmatizza le mobilitazioni in atto in nome di una reverenza istituzionale, il PCL ribadisce il proprio invito alla costruzione di una vasta e reale opposizione di massa anti-sistema sulla base di un piattaforma di rivendicazioni realmente rivoluzionarie, capaci di legare le istanze di studenti, operai, precari, disoccupati, a partire per esempio da questi punti: opposizione ai tagli sociali, difesa e ripartizione del lavoro, abolizione delle leggi che precarizzano il lavoro, salario sociale per i disoccupati in cerca di lavoro, occupazione delle aziende che licenziano e costituzione di comitati per raccordare le lotte a livello regionale.
Intorno a questo progetto il PCL è pronto ad aprire un confronto con tutte le forze politiche, sindacali e di movimento della sinistra antisistema che fanno riferimento alla classe lavoratrice e alle fasce popolari più deboli, per una piattaforma comune che vada nella direzione di  superare radicalmente questo sistema fallimentare, e di costruirne uno nuovo che consenta il diretto e attivo protagonismo delle masse popolari nelle scelte economiche e politiche che riguardano il loro futuro e il futuro delle loro famiglie.
Comunicato del Partito Comunista dei Lavoratori sez. Ragusa

mercoledì 16 dicembre 2009

SGOMBERATO LO SPAZIO AUTOGESTITO LA FABBRICA DI RAGUSA

quattro i denunciati, fra cui un compagno del Pcl

Dopo l’Experia di Catania viene sgomberata la Fabbrica di Ragusa. Il centro sociale, nato da pochi mesi, è stato sgomberato nella mattinata del 15 dicembre. Le forze dell’ordine, intervenendo, hanno pure portato in questura un’attivista del centro e denunciato 4 persone, fra cui un compagno del Pcl, membro del collettivo occupante. I locali dell' ex Hotel San Giovanni di proprietà dell' Inpdap, erano stati occupati il 17 Ottobre scorso e in due mesi sono state portate avanti numerose iniziative: dalle assemblee sul diritto alla casa, all' istituzione della cassa di resistenza a favore della lotta degli sfrattati Iacp, concerti e cineforum gratuiti, cene sociali, laboratori di artigianato, iniziative contro il Ponte sullo Stretto, etc... Il centro storico di Ragusa era stato rivitalizzato e uno stabile abbandonato da più di 10 anni restituito alla città. Adesso al collettivo è negato l' accesso all' interno dell' Ex Hotel ed è ad oggi impossibile recuperare quanto si era portato dentro: hanno murato qualsiasi accesso. Ma quest' atto di forza non cancellerà l' esigenza reale di spazi sociali, la questione rimane aperta. Seguiranno iniziative a sostegno della lotta per gli spazi sociali in città.

sabato 17 ottobre 2009

A Ragusa occupato l' ex Hotel San Giovanni

Il collettivo "La Fabbrica" occupa un edificio con più di 40 stanze. Una risposta agli sfratti recenti delle famiglie dagli alloggi popolari.

Ragusa: 17 Ottobre 2009
Occupato lo stabile dell' ex-Hotel San Giovanni.

Dal pomeriggio del 17.10 un gruppo di cittadini ha occupato lo stabile dell' Ex-Hotel San Giovanni in stato di abbandono da ormai circa 10 anni. In tanti anni sono stati innumerevoli i tentativi, da parte di comitati, gruppi e singoli cittadini, di avviare con le amministrazioni comunali trattative per l' assegnazione di uno dei tantissimi locali in stato di abbandono presenti in città. Tali richieste hanno sempre rappresentato la reale esigenza da parte della popolazione ragusana di avere spazi aggregativi e culturali, spazi di agibilità politica e sociale, laboratori dove realizzare iniziative autogestite. Di fatto Ragusa mostra una desolazione culturale senza precedenti e totale mancanza di progetti sociali e di integrazione interculturale. Di queste mancanze il collettivo LA FABBRICA è stata sempre pronta a farsi carico nello spirito della cooperazione e della solidarietà, senza scopo di lucro, tramite iniziative sociali rivolte al coinvolgimento diretto della cittadinanza.
Ma le risposte delle amministrazioni, quando non nettamente negative, sono state vaghe e inconcrete, dando così atto della incapacità di ascoltare le reali esigenze della cittadinanza. Ma adesso è impossibile continuare ad aspettare, adesso la questione è irrimandabile: in questi giorni assistiamo ai primi dei 327 sfratti dagli alloggi popolari. A queste famiglie rimaste senza un tetto e che attualmente occupano gli uffici dei servizi sociali, l' amministrazione è incapace di dare risposte. A loro và la nostra concreta solidarietà, ci mettiamo a disposizione delle rivendicazione dei loro diritti e ci prenderemo carico della loro emergenza abitativa mettendo a disposizione gli spazi dell' ex-hotel.
Appare chiaro come anche a Ragusa, mentre i poteri forti si aggrappano ai loro privilegi e al loro parassitismo, la crisi colpisca esclusivamente i lavoratori, i disoccupati, gli immigrati e gli strati più bassi della società: le fabbriche licenziano nella totale indifferenza dei sindacati, del sindaco e della sua giunta, la crisi della cassa comunale ha privato centinaia di famiglie dello stipendio costringendole ad indebitarsi, i cittadini vengono vessati di rincari insostenibili delle tasse comunali e, come già detto, gli sfratti sono già in corso d'opera.
Noi siamo stanchi di pagare la crisi che i padroni hanno generato!Abbiamo appreso dalle lotte di questo autunno, prima fra tutte quella degli operai Innse, che solo la lotta paga, che starcene a guardare permetterà ai poteri forti di continuare a derubarci dei nostri diritti e della nostra dignità. Per questo chiediamo ai cittadini di rifiutarsi di rassegnarsi alla disfatta e di unirsi alla nostra lotta!

.A FIANCO DEI LAVORATORI, DEI DISOCCUPATI, DEGLI .IMMIGRATI!
.CONTRO GLI SFRATTI DAGLI ALLOGGI POPOLARI!
.PER GLI SPAZI SOCIALI!

NOI LA VOSTRA CRISI NON LA PAGHIAMO!!



collettivo LA FABBRICA
circolo Trotski

venerdì 17 aprile 2009

La Sicilia e il suo NO al G8

Per una grande mobilitazione contro ii grandi devastatori, i grandi inquinatori, i grandi responsabili dell' oppressione del Pianeta e dei suoi abitanti

Documento del Coordinamento ibleo contro il G8

Verranno a Siracusa. Si barricheranno a Ortigia, dentro il castello Maniace dal 22 al 24 aprile. Sono i rappresentanti per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo: grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, a cominciare dai paria dei paesi del Sud del Mondo.
In vista del G8 superblindato de La Maddalena del prossimo mese di luglio, per questo vertice tematico è stata scelta Siracusa, la città del ministro italiano Stefania Prestigiacomo, che intende in questo modo far valere il proprio peso politico-elettorale sul governo e sul suo territorio. Un territorio le cui classi politiche che lo hanno amministrato da sempre possono fregiarsi del record negativo nazionale in materia di raccolta differenziata dei rifiuti; ma queste sono bazzecole, rispetto agli altri e più deflagranti motivi che pongono la provincia di Siracusa in posizione centrale in materia di ambiente; motivi noti e tutti negativi: un’area industriale che dal capoluogo si estende fino alla provincia di Catania, dove da 40 anni e passa le multinazionali del petrolio e della chimica, italiane ed estere, hanno devastato tutto quello che c’era da devastare: aria, terra, acqua e naturalmente l’uomo, aggredito dai veleni, ucciso dal cancro, spogliato nelle speranze di un futuro migliore da vivere su una terra irrimediabilmente compromessa, e frustrato per non aver saputo riservare un avvenire migliore del suo ai propri figli, la cui salute e integrità fisica è e sarà sempre a rischio a causa delle malformazioni genetiche che hanno colpito gli abitanti e tutti gli altri esseri viventi dell’area.

Siracusa è quindi, senza dubbio, il luogo migliore per affrontare le tematiche ambientali, ma abbiamo la certezza che la sua condizione di cesso delle multinazionali e del capitale non c’entri nulla con la scelta di tenervi il G8 sull’ambiente. Scelta che quindi assume tutto l’aspetto di una beffa e di una provocazione cinica contro la popolazione siracusana e siciliana tutta.
Nel territorio aretuseo stremato dalla ricerca di profitto e dal falso mito dello sviluppo che ha ammaliato e offuscato le menti di intere generazioni e dopato non pochi “sinistri” ex anticapitalisiti, oltre allo scempio della chimica e del petrolio, abbiamo assistito anche alla strage dell’amianto provocata dallo stabilimento Eternit di contrada Targia, alla piaga delle discariche, all’inquinamento delle campagne e della produzione agricola contaminate dalla chimica; mentre oggi si parla di rigassificatori e inceneritori da impiantarvi.
In territorio siracusano ricade la base di Sigonella, fonte di inquinamento materiale e di militarizzazione cancerogena, ipoteca sul territorio e sulla Sicilia tutta, centrale operativa di morte sempre più al centro dei progetti di guerra della Nato. E ancora più a sud e verso l’interno incombe la questione delle trivellazioni in Val di Noto: ancora petrolieri americani a colonizzare e defecare sul nostro territorio. Poco più in là la piana di Gela, ostaggio del petrolchimico, avvelenata e moribonda, con la sua catena di morti, di cancri, di mafie. Sempre nel siracusano, c’è Augusta, con i suoi depositi di armi anche nucleari, con la sua base per sommergibili atomici, ed il rilascio di sostanze radioattive sul territorio e sulle acque della rada. E poi v’è Lentini, con le morti - non più sospette - collegate all’inquinamento provocato dal rilascio di sostanze tossiche in seguito ad incidenti di aerei americani. E poco più in su c’è lo Stretto, con il progetto mostruoso del Ponte, la più grande di tutte le grandi opere: grande abbuffata di miliardi da parte dei padroni del tondino e del cemento, a rischio (documentato) di infiltrazioni da parte delle cosche mafiose e ‘ndranghetiste. Il Ponte, castigo che si impone ad una Sicilia in ginocchio, arsa dalla sete di lavoro, rovinata dal clientelismo e dall’arroganza di una borghesia compradora avida e senza scrupoli, da sempre compromessa con il malaffare.

In quest’isola stuprata dai conquistatori di turno, con la complicità delle classi dirigenti siciliane, si parla anche di centrale nucleare. Ed è la faccia angelica di Stefania Prestigiacomo, figlia d’arte e ministra, a farlo.
Con la sua famiglia controlla diverse aziende presenti nel triangolo della morte Augusta-Priolo-Melilli: la Coemi spa (99%), la Vetroresina engineering development (59,1%), e la fallita Sarplast (6,29%).
Un G8 che è un’offesa, un atto di sfida al popolo inquinato. Sarebbe bene quindi preparare una buona accoglienza agli otto Grandi Inquinatori. Siracusa sarà una città blindata, inaccessibile, militarizzata; e fin da ora siamo certi che la macchina repressiva sia già all’opera per neutralizzare ogni volontà di mettere in piedi ogni manifestazione che non voglia essere solo passerella fine a se stessa, in linea, del resto, con le direttive repressive in materia di scioperi e blocchi stradali e ferroviari definite dal Consiglio dei Ministri.
Non siamo così sciocchi da accettare la sfida in campo aperto con le forze del dis-ordine erette a protezione del vertice; non cadremo in nessuna trappola. E tuttavia non staremo con le mani in mano, privilegeremo il territorio siracusano e siciliano per far conoscere le nostre posizioni e far sviluppare una opposizione di base in grado di dimostrare tutta l’ostilità e la contrapposizione di chi subisce le politiche devastanti dei governi e dei padroni, per proseguire, dopo il vertice, un percorso di riappropriazione delle facoltà decisionali da parte delle popolazioni, con l’obiettivo di liberare noi e la nostra terra dall’unico disastro di cui si deve parlare: quello capitalistico-statale.

Il Coordinamento ibleo contro il G8 si propone come tavolo permanente unitario a livello provinciale, e individua i seguenti punti su cui focalizzare il proprio impegno:
- Chiusura delle discariche, necessità di far partire la raccolta differenziata.
- Piani costruttivi, piani regolatori e devastazione territoriale.
- Ricatti occupazionali e tematiche ambientali.
- Cementificazione delle coste.
- Trasporti: monopolio di strate e gommato; necessità di trasporti pubblici ed ecologii.
- No alla privatizzazione dell’acqua.



Coordinamento ibleo contro il G8
(hanno fino ad ora aderito: Circolo ARCI L’Argent, CUB, RdB, redazione Sicilia libertaria, Gruppo Anarchico di Ragusa, Partito Comunista dei Lavoratori, individualità varie).
PCL - Ragusa